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lunes, 13 de octubre de 2014
Siete Enanos o King Kong?
¿Cuántos dedos tiene una mano? Ciertamente menos de cuántas personas entran en contacto contigo en tu vida y cada uno es de vital importancia ... así que hoy vengo a pedirte tu opinión sin limitaciones y restricciones para ayudar en un problema importante.
Parece que en el nuevo mundo tener problemas es tabú. Todo tiene que estar siempre hermoso, perfecta, positivo. Sin embargo, el mal no hace daño. Lo llamamos asì en nuestra pequeñez, porque no entendemos lo que es. Toma por ejemplo facebook o alguna otra red social. No sólo existe una tendencia a crear una perspectiva más positiva de la vida, pero sobre todo endulzada. Los psicólogos de todo el mundo ya han hecho un montón de investigación sobre el tema, y estos "edulcorantes" experiencias nos hace pensar que todo está bien (y la crisis aprovecha de esta falsa sensación de buena vida que nuestras fotos de días de fiesta y buenos momentos se comunican incluso cubriendo los bajones vida de cualquier persona), desarrolla un sentimiento de insuficiencia cuando sucede algo malo, ya que te hace sentir solo en un mundo en el que todo está bien, y crea una forma de rechazo inconsciente de los momentos de sinceridad emocional que puede ser visto como una desviación de la "norma".
Estos son las palabras de los críticos de la red social.
Pero yo os digo: ¿Qué pasa si las redes sociales son simplemente una prueba que tenemos que aprobar? La prueba definitiva de una sociedad que todavía está tratando desesperadamente de aferrarse al viejo concepto de una identidad estable como un tiempo eran los electrones en sus órbitas elípticas alrededor del átomo, pero que ya ve una nueva forma evolucionada de conexión interpersonal?
¿Y cómo podemos superar esta prueba? Como puedo yo hacerlo?
En mi caso, yo pido la ayuda del público, porque si manejar la identidad personal y la privada, la pública y la profesional (por nombrar algunos), normalmente ya requiere una gran organización, pero más aún cuando se tiene que mantener activo el idioma en tres frentes con sus clientes: el mundo italiano, el mundo español en Ibiza y Madrid, y el mundo inglés en el que quiero conectar de forma estable no antes de finales de 2015!
O elegir el camino de la integración y la interferencia, o la fragmentación y la coherencia. Quiero decir, disperderse en miles de redes sociales, pero haciendome más comprensible a varios amigos de los tres idiomas que son parte de mí y no puedo olvidar de repente sólo porque me he basado temporalmente en un país u otro, o poner todo mi mismo (y muchos más) en un solo medio colosal de comunicación virtual? No es que luego me confunden con king kong y me matan?
Qué piensas? Contesta la encuesta y deja un comentario!
La enquesta es en italiano, pero las tres opciones son:
1) "I Sette Nani": cada idioma pide un perfil diferente en cada red social: claro y simple, pero muchas redes
2) "King Kong": Un solo perfil para cada red social en el que hablo todos los idiomas: simple para mi, pero complicado para vosotros
3) 1 perfil personal, 1 pagina facebook profesional, 3 blog para los tres idiomas con tres materiales diferentes segùn las culturas y los acontecimiento di estos paises
Aquì la encuesta (al final del texto!)
http://lucapovoleri.wordpress.com/2014/10/12/i-sette-nani-o-king-kong-come-organizzare-le-reti-sociali/
lunes, 24 de marzo de 2014
La nuova babilonia: piaga divina o sfida evolutiva? Quando internet e genetica si incontrano.
Molto si scrive e si "sa" della torre di Babilonia. Fu creata per raggiungere dio, dio si arrabbió e confuse gli uomini con le lingue, tante che non sapevano più comunicare gli uni con gli altri. Questa la storiella.
Ma cosa possiamo possiamo imparare da questo applicandolo al mondo moderno? Direi che é difficile non vedere il parallelo tra questa storia e il nostro sistema "informativo". E` altrettanto complicato non vedere la super informazione in cui siamo immersi e quanto in realtà questa informazione (o de-formazione) sia un flusso di dati con pochi contenuti realmente significativi. O perché superficiali o perché contraddittori.
Quante volte una medicina sembra curare ogni sintomo di qualche malattia e poi si fa la versione successiva, un alimento contiene elementi preziosi contro il cancro, però anche contro raffreddore, mal di testa, fegato danneggiato e tutto per la grande quantità per alcuni di un elemento, per altri di altri.
Quante volte ci siamo trovati di fronte ad articoli di dicono tutto e altri che dicono il contrario di tutto.
A seconda di quello che "crediamo", siamo disposti a selezionare certe "informazioni" o altre, e quindi a "credere" una cosa o un'altra. Ma adesso anche credere risulta difficile.
Con le politiche della privacy di facebook, google e affini, le ingenti quantità di pubblicità che bombardano i nostri schermi grandi e piccoli sono totalmente indirizzate a rafforzare i nostri desideri commerciali seguendo quello che cerchiamo su internet o che riceviamo via mail.
E questo di per sé non sarebbe male, se non per il fatto che diseduca al "cambiamento".
Cambiare significa trovare nuove forme di essere, di pensare, di agire, e se tutto va bene queste nuove forme ci rendono più funzionali o più adatti alle nuove situazioni che in un sistema complesso come la vita si presentano a ritmo serrato.
Cambiare qualcosa di sé stessi é un processo che richiede tempo, energia e motivazione. All'inizio il cambiamento é più lento, rompere lo schema di partenza é ciò che ci risulta più difficile, ma se riusciamo a mantenere l'atteggiamento appropriato e lo facciamo per la giusta motivazione, con il tempo il nuovo schema di comportamento/pensiero diventa automatico.
Vediamo come funziona il cambiamento e perché si tratta di una risorsa irrinunciabile della nostra vita.
Tutti abbiamo passioni e inclinazioni verso qualcosa o qualcuno, oggetti, animali, personaggi famosi, eventi etc... ed è cosa buona e giusta riconoscerle. Altrettanto bello e comodo è il fatto di avere proposte circa le nostre passioni ogni volta che vogliamo ad un click di distanza. Magari proposte di cose che senza quel banner o quella pubblicità su youtube non avremmo mai conosciuto.
Però i nostri gusti non sono stabili. Nel corso della vita normale, passiamo dal giocare con giocattoli, calcio, altalene, a quando cresciamo fare immersioni, modellismo, meditazione, cucina etc...
Questo perché in un certo senso i nostri gusti sono il punto di partenza della nostra forza motivazionale e questa forza motivazionale tende ad essere adattiva per permetterci di sopravvivere meglio nel nostro ambiente o a sviluppare meglio certe nostre predisposizioni a seconda dell'ambiente. Da piccoli questo ambiente ci dà certe possibilità di sviluppo e svilupperemo passioni e inclinazioni adatte alle possibilità che ci vengono fornite. Con l'avanzare del tempo l'ambiente cambia e con esso le possibilità che ci fornisce.
Insomma già ci sono differenze tra quando ci piace qualcosa da bambini e quando cresciamo.
La cosa più bella però è che quando cresciamo ancora possiamo cambiare di preferenza. Possiamo appassionarci a una cosa e poi a un'altra. A uno sport e poi a un videogioco, a un gruppo musicale e poi al giardinaggio, al calcio e poi alla politica.
Ogni volta che cambiamo, perdiamo qualcosa e acquisiamo un'altra. Questo discorso non vale per le competenze o le capacità legate alle nostre preferenze/passioni. Se sapevano giocare a calcio prima, quelle abilità si "arruginiranno" al massimo con il tempo, ma non le perderemo.
Prendiamo un esempio: ci piace viaggiare. Per questo motivo lavoreremo, cercheremo un affitto basso, faremo amicizia con persone che viaggiano etc... per poter viaggiare il più possibile.
Non é solo una questione di piacere, si tratta anche di possedere determinate caratteristiche e capacità per poter ottimizzare la nostra passione. Queste determinate caratteristiche, ad esempio un più basso attaccamento a un luogo specifico, come la "casa", che ci permette di viaggiare, possono essere competenze trasversali che ci possono ad esempio aiutare in determinati lavori o in certo tipo di relazioni umane.
Per cui cambiare di passione é comunque preferibile a mantenere le stesse tutta la vita perché se perdiamo qualcosa in termini magari di tempo o di livello di performance, acquisiamo sempre qualcosa di nuovo. Che siano "altre" abilità o un affinamento di sotto-abilità precedenti. Ad esempio se dopo aver appreso a costruire modelli di aereo, iniziamo un corso giardinaggio dove le abilità manuali della prima passione ci tornerano utili per la seconda anche se non hanno nulla in comune, o facendo un corso di meditazione e poi studiando una nuova lingua possiamo trarre vantaggio della facilità di concentrazione e resistenza alla ripetitività del processo di apprendimento.
Insomma le nostre passioni e inclinazioni si attivano e disattivano, ma a seconda di cosa?
Qui viene il punto.
In genetica si studia che il nostro dna e i corrispettivi geni possono essere considerabili, metaforicamente, come una tastiera con dei bottoni. Si potrebbe pensare alle tastiere con i bottoni luminosi delle astronavi dei film di fantascienza cult, dove enormi tastiere nere brillavano con luci di bottoni/interruttori bianche fisse, a seconda di quello che l'ufficiale scientifico chiedeva al computer.
Alla nascita e durante il nostro sviluppo il nostro corredo genetico è la somma dei differenti bottoni accesi sulla grande tastiera nera.
Con il tempo questi bottoni vengono accesi e spenti dal famoso ufficiale scientifico, che fuori dalla metafora sarebbe l'insieme di situazioni esterne che ci troviamo ad affrontare nella vita: dagli stress ripetuti di una situazione familiare complicata, all'isolamento sociale, a un problema di salute cronico o particolarmente traumatico... e in positivo dal vivere ad esempio in una determinata sottocultura con le sue tradizioni, rinforzi positivi (ossia "premi") se eccelliamo in un campo della vita o in un altro, o essere a contatto per lungo tempo con una persona a noi vicina che ha una passione per qualcosa.
Tutto quello che o perché sperimentato per lungo tempo e in qualche modo inevitabile, o perché traumatico puntuale (ossia che capita con forza, ma solo una o poche volte nella vita), che attiva qualche meccanismo di sopravvivenza automatico, accende e spegne bottoni.
Per cui, escludendo gli eventi traumatici, il fatto di mantenere uno stimolo continuo, come ad esempio una passione, rinforzato positivamente tutto il giorno e tutti i giorni, mantiene un determinato bottone acceso. Così come per esempio il continuo bombardamento di pubblicità mirate allo specifico consumatore di facebook, google etc...
A parte la ripetizione dello stimolo qui è fondamentale
la variabile "tempo".
Accendere e spegnere bottoni dei nostri geni, attiva o disattiva inclinazioni, passioni etc... e abbiamo detto che richiede un tempo: prima di tutto per eseguire l'accensione o spegnimento (a parte in caso di trauma), e in secondo luogo per quanto riguarda le attivitá eseguite che richiedono un tempo per essere praticate. Ad esempio una partita di calcio ti chiede un paio d'ore tra il gioco, lo spogliatoio, andare e venire etc...
Questo determina tre cose:
1) Non si possono accendere tutti i bottoni insieme perché il nostro tempo é limitato.
2) In mancanza di tempo e in mancanza di trauma, gli stessi pulsanti rimarranno sempre premuti
3) Se passiamo la maggior parte del nostro tempo sui social media e questi utilizzano politiche di rinforzo commerciale delle nostre passioni, cediamo a queste piattaforme la nostra indipendenza nel cercare un cambiamento.
Questo significa che nella situazione di cui si parlava al principio il pericolo é cristallizzarsi in una posizione, una passione, una inclinazione, diminuendo le possibilità di trovare le occasioni di cambiarla.
Questo può ancora andare bene se la passione/inclinazione fosse positiva e funzionale nella nostra vita, anche se già abbiamo detto quanto il cambiamento può essere arricchente in termini di sviluppo di nuove competenze.
Se però a maggior ragione la determinata passione/inclinazione non fosse funzionale alla nostra vita, spegnere quel bottone diventa ancora più difficile.
Inoltre se gli stimoli che mantengono certi bottoni accesi vengono dal rinforzo positivo costante di pubblicitá mirate alla persona specifica attraverso le sue passioni da parte dei nostri più utilizzati mezzi di comunicazione internautica, ci viene sottratta poco a poco la nostra capacità di flessibilità, ossia di accendere e spegnere bottoni.
La rigidità in questo porta a patologie psicologiche (in psicologica c'è un'unica grande indicazione: rigido è patologico, flessibile è salutare), in termini sociali a influenzabilità, manipolabilità, e vulnerabilità al controllo esterno, e in termini evolutivi alla rinuncia della propria capacità, come singolo individuo, di evoluzione (cosa che tutti possediamo in quanto esistenti).
E in questo cosa c'entra la babilonia?
Se per cambiare bottoni, a parte le situazioni limite, ci vogliono stimoli di lunga durata e di intensità tendenzialmente regolare e da una parte abbiamo pubblicità martellanti specializzate nei nostri bottoni già accesi e dall'altra l'"alternativa", ossia una massa informe di "de-formazione" che dicendo tutto e il suo contrario non dà nessuna sicurezza, la nostra possibilità di ricevere stimoli che possono cambiare la configurazione dei bottoni accesi o spenti diminuisce ulteriormente.
Per cui se da una parte abbiamo stimoli continui orientati alla pubblicità e all'acquisto di beni che almeno inizialmente ci interessano, e dall'altra ci tolgono le alternative perché con la "de-formazione" ci viene detto tutto e il contrario di tutto, sostanzialmente chi controlla le nostre scelte?
Chi decide in cosa credere? Fino a che punto perdiamo "solo" spontaneità nel cambiare il nostro mondo, e fino a che punto non stiamo permettendo a qualcun altro di cambiarci secondo la sua volontà?
"Oh Dio, perché ce l'hai con noi?" si chiedevano i babilonesi al crollo della torre.
Ma siamo sicuri che Dio abbia piagato le genti del mondo con le infinite lingue perché non lo raggiungessero?
E se invece quella piaga fosse proprio il piano finale per raggiungererlo per il té delle 5 e l'essere umano nella sua pigrizia e superficialità non lo ha capito?
Se questa babilonia di informazione che non permette difendersi del costante bombardamento di pubblcità che ci vuole a terra, fosse il famoso "trauma" che, se riusciamo a vivere nel profondo, può accendere nuovi bottoni per terminare la nostra torre?
Non sto parlando del "fatto" che un dio ci sta mettendo alla prova in qualche modo. Io non entro nelle questioni di fede, sto parlando di come Pinco Pallino, la persona comune, può affrontare il discorso per trarre vantaggio da questa situazione in cui ci si trova.
L'unico modo in cui possiamo trasformare questa difficoltà in una sfida arricchente e in un passo evolutivo nel nostro sviluppo personale e come specie, è agire, prendere attivamente il controllo del nostro potere di cambiamento. Installare programmi di blocco pubblicità per quanto questo sia possibile, e dall'altra parte sviluppare un senso critico attraverso le nostre competenze.
Se siamo bravi medici ad esempio apprendere dalla nostra professionalità e sviluppare il senso critico delle notizie che leggiamo.
Nell'ambito in cui siamo bravi, siamo in grado di sviluppare un "sesto senso" basato sulle nostre competenze per capire quando quello che stiamo leggendo può essere reale o no.
Se manteniamo aperta la mente e ci apriamo a differenti ambiti della vita senza cristallizzarci in un'unica passione/inclinazione, possiamo allargare questo "sesto senso" a più ambiti e scoprire che sotto sotto, ci sono dinamiche simili tra le "informazioni" realistiche e quelle superficiali o pilotate.
Solo ampliando la nostra consapevolezza aprendoci a vari aspetti della vita possiamo vedere al di là delle nostre semplici passioni/inclinazioni e comprendere il meccanismo che sta prendendo il controllo del nostro "credo", della nostra motivazione, della nostra capacità di autodeterminazione.
Solo così saremo liberi. Liberi non per "legge", ma per pensiero. Liberi di superare le differenze apparenti come le differenti lingue dei babilonesi e insieme costruire la torre per raggiungere il cielo.
Perché osare, sapere, conoscere... questa é l'essenza dell'evoluzione: sfidare i limiti, pagare il prezzo in termini di fatica, di impegno, di tranquillità e continuare.
Non é che se non ci mettiamo a farlo possiamo vivere tranquilli e sereni. La torre di babele vuole costruirsi da sola, con o senza di noi, perché questo è l'istinto più puro della razza umana.
La differenza é lasciarsi crollare vivendo nell'apparente tranquillita fino all'inevitabile "reset" della torre, o accettare la sfida, perdere qualcosa per passare al gradino successivo ed essere un metro più vicini al cielo.
Ma cosa possiamo possiamo imparare da questo applicandolo al mondo moderno? Direi che é difficile non vedere il parallelo tra questa storia e il nostro sistema "informativo". E` altrettanto complicato non vedere la super informazione in cui siamo immersi e quanto in realtà questa informazione (o de-formazione) sia un flusso di dati con pochi contenuti realmente significativi. O perché superficiali o perché contraddittori.
Quante volte una medicina sembra curare ogni sintomo di qualche malattia e poi si fa la versione successiva, un alimento contiene elementi preziosi contro il cancro, però anche contro raffreddore, mal di testa, fegato danneggiato e tutto per la grande quantità per alcuni di un elemento, per altri di altri.
Quante volte ci siamo trovati di fronte ad articoli di dicono tutto e altri che dicono il contrario di tutto.
A seconda di quello che "crediamo", siamo disposti a selezionare certe "informazioni" o altre, e quindi a "credere" una cosa o un'altra. Ma adesso anche credere risulta difficile.
Con le politiche della privacy di facebook, google e affini, le ingenti quantità di pubblicità che bombardano i nostri schermi grandi e piccoli sono totalmente indirizzate a rafforzare i nostri desideri commerciali seguendo quello che cerchiamo su internet o che riceviamo via mail.
E questo di per sé non sarebbe male, se non per il fatto che diseduca al "cambiamento".
Cambiare significa trovare nuove forme di essere, di pensare, di agire, e se tutto va bene queste nuove forme ci rendono più funzionali o più adatti alle nuove situazioni che in un sistema complesso come la vita si presentano a ritmo serrato.
Cambiare qualcosa di sé stessi é un processo che richiede tempo, energia e motivazione. All'inizio il cambiamento é più lento, rompere lo schema di partenza é ciò che ci risulta più difficile, ma se riusciamo a mantenere l'atteggiamento appropriato e lo facciamo per la giusta motivazione, con il tempo il nuovo schema di comportamento/pensiero diventa automatico.
Vediamo come funziona il cambiamento e perché si tratta di una risorsa irrinunciabile della nostra vita.
Tutti abbiamo passioni e inclinazioni verso qualcosa o qualcuno, oggetti, animali, personaggi famosi, eventi etc... ed è cosa buona e giusta riconoscerle. Altrettanto bello e comodo è il fatto di avere proposte circa le nostre passioni ogni volta che vogliamo ad un click di distanza. Magari proposte di cose che senza quel banner o quella pubblicità su youtube non avremmo mai conosciuto.
Questo perché in un certo senso i nostri gusti sono il punto di partenza della nostra forza motivazionale e questa forza motivazionale tende ad essere adattiva per permetterci di sopravvivere meglio nel nostro ambiente o a sviluppare meglio certe nostre predisposizioni a seconda dell'ambiente. Da piccoli questo ambiente ci dà certe possibilità di sviluppo e svilupperemo passioni e inclinazioni adatte alle possibilità che ci vengono fornite. Con l'avanzare del tempo l'ambiente cambia e con esso le possibilità che ci fornisce.
Insomma già ci sono differenze tra quando ci piace qualcosa da bambini e quando cresciamo.
La cosa più bella però è che quando cresciamo ancora possiamo cambiare di preferenza. Possiamo appassionarci a una cosa e poi a un'altra. A uno sport e poi a un videogioco, a un gruppo musicale e poi al giardinaggio, al calcio e poi alla politica.
Ogni volta che cambiamo, perdiamo qualcosa e acquisiamo un'altra. Questo discorso non vale per le competenze o le capacità legate alle nostre preferenze/passioni. Se sapevano giocare a calcio prima, quelle abilità si "arruginiranno" al massimo con il tempo, ma non le perderemo.
Non é solo una questione di piacere, si tratta anche di possedere determinate caratteristiche e capacità per poter ottimizzare la nostra passione. Queste determinate caratteristiche, ad esempio un più basso attaccamento a un luogo specifico, come la "casa", che ci permette di viaggiare, possono essere competenze trasversali che ci possono ad esempio aiutare in determinati lavori o in certo tipo di relazioni umane.
Per cui cambiare di passione é comunque preferibile a mantenere le stesse tutta la vita perché se perdiamo qualcosa in termini magari di tempo o di livello di performance, acquisiamo sempre qualcosa di nuovo. Che siano "altre" abilità o un affinamento di sotto-abilità precedenti. Ad esempio se dopo aver appreso a costruire modelli di aereo, iniziamo un corso giardinaggio dove le abilità manuali della prima passione ci tornerano utili per la seconda anche se non hanno nulla in comune, o facendo un corso di meditazione e poi studiando una nuova lingua possiamo trarre vantaggio della facilità di concentrazione e resistenza alla ripetitività del processo di apprendimento.
Insomma le nostre passioni e inclinazioni si attivano e disattivano, ma a seconda di cosa?
Qui viene il punto.
In genetica si studia che il nostro dna e i corrispettivi geni possono essere considerabili, metaforicamente, come una tastiera con dei bottoni. Si potrebbe pensare alle tastiere con i bottoni luminosi delle astronavi dei film di fantascienza cult, dove enormi tastiere nere brillavano con luci di bottoni/interruttori bianche fisse, a seconda di quello che l'ufficiale scientifico chiedeva al computer.
Con il tempo questi bottoni vengono accesi e spenti dal famoso ufficiale scientifico, che fuori dalla metafora sarebbe l'insieme di situazioni esterne che ci troviamo ad affrontare nella vita: dagli stress ripetuti di una situazione familiare complicata, all'isolamento sociale, a un problema di salute cronico o particolarmente traumatico... e in positivo dal vivere ad esempio in una determinata sottocultura con le sue tradizioni, rinforzi positivi (ossia "premi") se eccelliamo in un campo della vita o in un altro, o essere a contatto per lungo tempo con una persona a noi vicina che ha una passione per qualcosa.
Tutto quello che o perché sperimentato per lungo tempo e in qualche modo inevitabile, o perché traumatico puntuale (ossia che capita con forza, ma solo una o poche volte nella vita), che attiva qualche meccanismo di sopravvivenza automatico, accende e spegne bottoni.
Per cui, escludendo gli eventi traumatici, il fatto di mantenere uno stimolo continuo, come ad esempio una passione, rinforzato positivamente tutto il giorno e tutti i giorni, mantiene un determinato bottone acceso. Così come per esempio il continuo bombardamento di pubblicità mirate allo specifico consumatore di facebook, google etc...
A parte la ripetizione dello stimolo qui è fondamentale
la variabile "tempo".
Accendere e spegnere bottoni dei nostri geni, attiva o disattiva inclinazioni, passioni etc... e abbiamo detto che richiede un tempo: prima di tutto per eseguire l'accensione o spegnimento (a parte in caso di trauma), e in secondo luogo per quanto riguarda le attivitá eseguite che richiedono un tempo per essere praticate. Ad esempio una partita di calcio ti chiede un paio d'ore tra il gioco, lo spogliatoio, andare e venire etc...
Questo determina tre cose:
1) Non si possono accendere tutti i bottoni insieme perché il nostro tempo é limitato.
2) In mancanza di tempo e in mancanza di trauma, gli stessi pulsanti rimarranno sempre premuti
3) Se passiamo la maggior parte del nostro tempo sui social media e questi utilizzano politiche di rinforzo commerciale delle nostre passioni, cediamo a queste piattaforme la nostra indipendenza nel cercare un cambiamento.
Questo significa che nella situazione di cui si parlava al principio il pericolo é cristallizzarsi in una posizione, una passione, una inclinazione, diminuendo le possibilità di trovare le occasioni di cambiarla.
Questo può ancora andare bene se la passione/inclinazione fosse positiva e funzionale nella nostra vita, anche se già abbiamo detto quanto il cambiamento può essere arricchente in termini di sviluppo di nuove competenze.
Se però a maggior ragione la determinata passione/inclinazione non fosse funzionale alla nostra vita, spegnere quel bottone diventa ancora più difficile.
Inoltre se gli stimoli che mantengono certi bottoni accesi vengono dal rinforzo positivo costante di pubblicitá mirate alla persona specifica attraverso le sue passioni da parte dei nostri più utilizzati mezzi di comunicazione internautica, ci viene sottratta poco a poco la nostra capacità di flessibilità, ossia di accendere e spegnere bottoni.
La rigidità in questo porta a patologie psicologiche (in psicologica c'è un'unica grande indicazione: rigido è patologico, flessibile è salutare), in termini sociali a influenzabilità, manipolabilità, e vulnerabilità al controllo esterno, e in termini evolutivi alla rinuncia della propria capacità, come singolo individuo, di evoluzione (cosa che tutti possediamo in quanto esistenti).
E in questo cosa c'entra la babilonia?
Se per cambiare bottoni, a parte le situazioni limite, ci vogliono stimoli di lunga durata e di intensità tendenzialmente regolare e da una parte abbiamo pubblicità martellanti specializzate nei nostri bottoni già accesi e dall'altra l'"alternativa", ossia una massa informe di "de-formazione" che dicendo tutto e il suo contrario non dà nessuna sicurezza, la nostra possibilità di ricevere stimoli che possono cambiare la configurazione dei bottoni accesi o spenti diminuisce ulteriormente.
Per cui se da una parte abbiamo stimoli continui orientati alla pubblicità e all'acquisto di beni che almeno inizialmente ci interessano, e dall'altra ci tolgono le alternative perché con la "de-formazione" ci viene detto tutto e il contrario di tutto, sostanzialmente chi controlla le nostre scelte?
Chi decide in cosa credere? Fino a che punto perdiamo "solo" spontaneità nel cambiare il nostro mondo, e fino a che punto non stiamo permettendo a qualcun altro di cambiarci secondo la sua volontà?
Ma siamo sicuri che Dio abbia piagato le genti del mondo con le infinite lingue perché non lo raggiungessero?
E se invece quella piaga fosse proprio il piano finale per raggiungererlo per il té delle 5 e l'essere umano nella sua pigrizia e superficialità non lo ha capito?
Se questa babilonia di informazione che non permette difendersi del costante bombardamento di pubblcità che ci vuole a terra, fosse il famoso "trauma" che, se riusciamo a vivere nel profondo, può accendere nuovi bottoni per terminare la nostra torre?
Non sto parlando del "fatto" che un dio ci sta mettendo alla prova in qualche modo. Io non entro nelle questioni di fede, sto parlando di come Pinco Pallino, la persona comune, può affrontare il discorso per trarre vantaggio da questa situazione in cui ci si trova.
L'unico modo in cui possiamo trasformare questa difficoltà in una sfida arricchente e in un passo evolutivo nel nostro sviluppo personale e come specie, è agire, prendere attivamente il controllo del nostro potere di cambiamento. Installare programmi di blocco pubblicità per quanto questo sia possibile, e dall'altra parte sviluppare un senso critico attraverso le nostre competenze.
Se siamo bravi medici ad esempio apprendere dalla nostra professionalità e sviluppare il senso critico delle notizie che leggiamo.
Nell'ambito in cui siamo bravi, siamo in grado di sviluppare un "sesto senso" basato sulle nostre competenze per capire quando quello che stiamo leggendo può essere reale o no.
Se manteniamo aperta la mente e ci apriamo a differenti ambiti della vita senza cristallizzarci in un'unica passione/inclinazione, possiamo allargare questo "sesto senso" a più ambiti e scoprire che sotto sotto, ci sono dinamiche simili tra le "informazioni" realistiche e quelle superficiali o pilotate.
Solo ampliando la nostra consapevolezza aprendoci a vari aspetti della vita possiamo vedere al di là delle nostre semplici passioni/inclinazioni e comprendere il meccanismo che sta prendendo il controllo del nostro "credo", della nostra motivazione, della nostra capacità di autodeterminazione.
Solo così saremo liberi. Liberi non per "legge", ma per pensiero. Liberi di superare le differenze apparenti come le differenti lingue dei babilonesi e insieme costruire la torre per raggiungere il cielo.
Perché osare, sapere, conoscere... questa é l'essenza dell'evoluzione: sfidare i limiti, pagare il prezzo in termini di fatica, di impegno, di tranquillità e continuare.
Non é che se non ci mettiamo a farlo possiamo vivere tranquilli e sereni. La torre di babele vuole costruirsi da sola, con o senza di noi, perché questo è l'istinto più puro della razza umana.
La differenza é lasciarsi crollare vivendo nell'apparente tranquillita fino all'inevitabile "reset" della torre, o accettare la sfida, perdere qualcosa per passare al gradino successivo ed essere un metro più vicini al cielo.
domingo, 16 de marzo de 2014
La scienza e i vaccini: un esempio del "credi o sii creduto"...
Ultimamente si parla molto delle vaccinazioni, dividendo l'opinione pubblica tra chi pensa che siano il bene, tra chi pensa che siano il male, tra chi pensa che siano utili e chi pensa che siano perfino dannose.
Tutti ne parlano e forse perchè giustamente si dovrebbe parlare di questa cosa.
Io onestamente mantengo come sempre la mia posizione relativizzante, non essendo un esperto di vaccini e vorrei in questa sede non parlare dell'effettiva validitá dei vaccini o la loro pericolositá, se non concentrarmi su una questione metodologica.
Tutte queste battaglie tra scienze ufficiali e scienze alternative creano molte confusioni sulle reali posizione delle une e delle altre, perché solitamente nascono da una mancata conoscienza del mondo scientifico e alternativo.
Da una parte si crede ci siano tutti con camici e provette e dall'altra con grandi collane e galline morte nella dispensa. Quando da una parte ci sono anche molti colletti bianchi e manager con valigette piene di promesse economiche e dall'altra scientifici che si aprono a varie alternative rifiutandosi di "credere", ma "sperimentando".
La veritá in effetti sta in questo mezzo ed é il problema di oggi giorno. Ci sentiamo grandi perché possiamo raggiungere tutto il mondo con i nostri mega cellulari, che pensiamo che in qualche modo siamo diversi dai nostri antenati, i quali scoprendo il mondo poco a poco, credevano nel fuoco o nelle tempeste come esseri spirituali superiori.
Non siamo immuni dalla necessitá di "credere". Anzi, proprio con la falsa e ingannevole promessa di cancellare la nostra "dipendenza dalla credenza", una parte del mondo scientifico, magari anche con buona intenzione, ha creato una "religione-scienza" che nasce con l'idea di combattere l'ignoranza della pseudospiritualitá, la religione istituzionale.
Questa "scienza" non ha una forma reale, é quella di focus, dei giornaletti da strada che mettendo provette nella copertina danno una sensazione di sicurezza e di controllo da parte dell'uomo sulla natura. Compresa la sua naturale paura della morte.
Non piú galline sacrificate, se non provette con liquidi azzurri e verdi, non piú simboli religiosi se non doppie spirali di DNA, non piú abduzioni nell'acqua benedetta, se non fazzoletti profumati presentati come disinfettanti.
IMPORTANTE: dato che il mondo dei "credenti scientifici" giá si sente minacciato. La scienza dice spesso il vero, e DNA, disinfezione, cultura della prevenzione etc... sono bellissime, miracolose acquisizioni della nostra cultura. Io amo il metodo scientifico e lo trovo sostanziale per proteggere dagli errori della pura intuizione e per standardizzare i risultati. Potete sotterrare le asce, grazie...
Il problema é che le persone che non sanno cos'é la scienza, si sentono protette dalla sua apparente "certezza" e per questo si sta creando come un'altra forma di religiosità.
Per cui se lo dice la scienza, è vero. Se lo dice il ministero della salute: è vero.
Ma allora io dico, che differenza c'è tra questo e quello che dice un papa o una guida spirituale religiosa?
Dove è finito il "dubito ergo sum" che mette all'angolo il totalitarismo dei singoli aspetti della nostra realtà umana, quello spirituale o quello razionale ad esempio, dandoci una dimensione di esseri "pensanti" e non "razionali" puri, e "spirituali" e non "religiosi" puri?
Prendo questo articolo per spiegare con un esempio:
La pseudoscienza riporta il morbillo a New York
A parte prendere atto di questa preoccupante moda a new york, io non parlerei di una chimerica pseudoscienza in questo caso specifico.
Io ho lavorato con l'autismo per qualche tempo, come psicologo specializzato in clinica e neuroscienze e educatore professionale, collaborando con l'ambito professionale della medicina ufficiale e questo tipo di informazione e di collegamento con il vaccino io ad esempio l'ho appreso da lì, non é una teoria del complotto del mondo pseudoscientifico.
E´ un dubbio (non una certezza) ampiamente diffuso.
La veritá è che si vive la scienza come la religione. Come se fosse assoluta e veritiera.
Non si pone fiducia nel "metodo scientifico", ma nella "scienza", in una inutile e dannosa battaglia tra scienza e religione.
Quando le persone si crogiolano di questa falsa sicurezza, e poi si scontrano con la sua incredibile attuale limitazione che non gli permette di spiegare ancora moltissime cose (perché scienza non è onniscente...), tra cui ad esempio le cause dell'autismo, nasce la paura.
Se la gente quindi non si vaccina, non é per una malvagia pseudoscienza dal sapor demoniaco (o non sempre), ma a causa della paura e della frustrazione dell'abbandono _percepito_ della certezza della scienza. O al contrario come presa di posizione critica nei confronti di una realtà, quella scientifica, che spesso pretende superare i suoi limiti umani presentando ogni due mesi qualche medicina "definitiva" che cura i sintomi di ogni cosa.
Se la "religione-scienza" e i suoi adepti prendessero una posizione più umile e dicessero chiaramente "fino a qui arriviamo, fino a qui stiamo arrivando, e quello che é certo é che il _metodo scientifico_ é il piú valido per arrivarci" la gente non "crederebbe" nella scienza, se non nel _metodo scientifico_ e non si spaventerebbe quando qualcosa non é (ancora) spiegato o non prenderebbe una posizione tanto forte come non vaccinarsi, come unica opposizione a un mondo che ammantandosi di "esattezza" spesso dice una cosa e poi il suo contrario.
E dall'altra parte questa crociata tra "credenti scientifici" e "credenti alternativi" impedisce agli uni e agli altri di aprirsi all'altro lato, impedendo agli uni di trovare nuovi stimoli e un pensiero laterale che può aprire nuove porte, o agli altri un metodo scientifico che perfezioni certe tecniche.
Infine: nessuno é immune a "credere". E´ parte del nostro modo di conoscere la realtá, del nostro sistema cognitivo e motivazionale. E ci fa anche molto bene!
Per cui combattere contro la credenza é giusto fino a quando siamo consapevoli che sempre crederemo in qualcosa, e che non é il "credere" che fa male, se non la rigidezza di tale "dinamica interiore" e la vulnerabilitá che comporta.
Questa vulnerabilitá diventa manipolabile solo se non ne siamo consapevoli.
Quello che importa è mantenere il metodo scientifico e non lasciarsi ingannare dalle facili soluzioni apparenti della scienza-religione, che sia essa "ufficiale" o "alternativa".
Prendere una posizione netta in questo campo polarizza la battaglia creando molte "casualties" da ambo le parti.
Non sarebbe forse il momento di abbandonare gli "ismi" e le posizioni assolute e vedere cosa c'è di buono da una parte e dall'altra?
Molta gente lo sta già facendo e io mi unisco a questa terza forza invitando ciascuno a trovare uno spazio dentro di sè per continuare a credere per utilizzare la forza motivazionale di tale meccanismo cognitivo, ma ricordandosi sempre il prezzo che comporta il credere eccessivamente.
Per cui, forza e coraggio. Tutti a pensare e credere, consapevolmente e relativisticamente!
Tutti ne parlano e forse perchè giustamente si dovrebbe parlare di questa cosa.
Io onestamente mantengo come sempre la mia posizione relativizzante, non essendo un esperto di vaccini e vorrei in questa sede non parlare dell'effettiva validitá dei vaccini o la loro pericolositá, se non concentrarmi su una questione metodologica.
Tutte queste battaglie tra scienze ufficiali e scienze alternative creano molte confusioni sulle reali posizione delle une e delle altre, perché solitamente nascono da una mancata conoscienza del mondo scientifico e alternativo.
Da una parte si crede ci siano tutti con camici e provette e dall'altra con grandi collane e galline morte nella dispensa. Quando da una parte ci sono anche molti colletti bianchi e manager con valigette piene di promesse economiche e dall'altra scientifici che si aprono a varie alternative rifiutandosi di "credere", ma "sperimentando".
La veritá in effetti sta in questo mezzo ed é il problema di oggi giorno. Ci sentiamo grandi perché possiamo raggiungere tutto il mondo con i nostri mega cellulari, che pensiamo che in qualche modo siamo diversi dai nostri antenati, i quali scoprendo il mondo poco a poco, credevano nel fuoco o nelle tempeste come esseri spirituali superiori.
Non siamo immuni dalla necessitá di "credere". Anzi, proprio con la falsa e ingannevole promessa di cancellare la nostra "dipendenza dalla credenza", una parte del mondo scientifico, magari anche con buona intenzione, ha creato una "religione-scienza" che nasce con l'idea di combattere l'ignoranza della pseudospiritualitá, la religione istituzionale.
Questa "scienza" non ha una forma reale, é quella di focus, dei giornaletti da strada che mettendo provette nella copertina danno una sensazione di sicurezza e di controllo da parte dell'uomo sulla natura. Compresa la sua naturale paura della morte.
Non piú galline sacrificate, se non provette con liquidi azzurri e verdi, non piú simboli religiosi se non doppie spirali di DNA, non piú abduzioni nell'acqua benedetta, se non fazzoletti profumati presentati come disinfettanti.
IMPORTANTE: dato che il mondo dei "credenti scientifici" giá si sente minacciato. La scienza dice spesso il vero, e DNA, disinfezione, cultura della prevenzione etc... sono bellissime, miracolose acquisizioni della nostra cultura. Io amo il metodo scientifico e lo trovo sostanziale per proteggere dagli errori della pura intuizione e per standardizzare i risultati. Potete sotterrare le asce, grazie...
Il problema é che le persone che non sanno cos'é la scienza, si sentono protette dalla sua apparente "certezza" e per questo si sta creando come un'altra forma di religiosità.
Per cui se lo dice la scienza, è vero. Se lo dice il ministero della salute: è vero.
Ma allora io dico, che differenza c'è tra questo e quello che dice un papa o una guida spirituale religiosa?
Dove è finito il "dubito ergo sum" che mette all'angolo il totalitarismo dei singoli aspetti della nostra realtà umana, quello spirituale o quello razionale ad esempio, dandoci una dimensione di esseri "pensanti" e non "razionali" puri, e "spirituali" e non "religiosi" puri?
Prendo questo articolo per spiegare con un esempio:
La pseudoscienza riporta il morbillo a New York
A parte prendere atto di questa preoccupante moda a new york, io non parlerei di una chimerica pseudoscienza in questo caso specifico.
Io ho lavorato con l'autismo per qualche tempo, come psicologo specializzato in clinica e neuroscienze e educatore professionale, collaborando con l'ambito professionale della medicina ufficiale e questo tipo di informazione e di collegamento con il vaccino io ad esempio l'ho appreso da lì, non é una teoria del complotto del mondo pseudoscientifico.
E´ un dubbio (non una certezza) ampiamente diffuso.
La veritá è che si vive la scienza come la religione. Come se fosse assoluta e veritiera.
Non si pone fiducia nel "metodo scientifico", ma nella "scienza", in una inutile e dannosa battaglia tra scienza e religione.
Quando le persone si crogiolano di questa falsa sicurezza, e poi si scontrano con la sua incredibile attuale limitazione che non gli permette di spiegare ancora moltissime cose (perché scienza non è onniscente...), tra cui ad esempio le cause dell'autismo, nasce la paura.
Se la gente quindi non si vaccina, non é per una malvagia pseudoscienza dal sapor demoniaco (o non sempre), ma a causa della paura e della frustrazione dell'abbandono _percepito_ della certezza della scienza. O al contrario come presa di posizione critica nei confronti di una realtà, quella scientifica, che spesso pretende superare i suoi limiti umani presentando ogni due mesi qualche medicina "definitiva" che cura i sintomi di ogni cosa.
Se la "religione-scienza" e i suoi adepti prendessero una posizione più umile e dicessero chiaramente "fino a qui arriviamo, fino a qui stiamo arrivando, e quello che é certo é che il _metodo scientifico_ é il piú valido per arrivarci" la gente non "crederebbe" nella scienza, se non nel _metodo scientifico_ e non si spaventerebbe quando qualcosa non é (ancora) spiegato o non prenderebbe una posizione tanto forte come non vaccinarsi, come unica opposizione a un mondo che ammantandosi di "esattezza" spesso dice una cosa e poi il suo contrario.
E dall'altra parte questa crociata tra "credenti scientifici" e "credenti alternativi" impedisce agli uni e agli altri di aprirsi all'altro lato, impedendo agli uni di trovare nuovi stimoli e un pensiero laterale che può aprire nuove porte, o agli altri un metodo scientifico che perfezioni certe tecniche.
Infine: nessuno é immune a "credere". E´ parte del nostro modo di conoscere la realtá, del nostro sistema cognitivo e motivazionale. E ci fa anche molto bene!
Per cui combattere contro la credenza é giusto fino a quando siamo consapevoli che sempre crederemo in qualcosa, e che non é il "credere" che fa male, se non la rigidezza di tale "dinamica interiore" e la vulnerabilitá che comporta.
Questa vulnerabilitá diventa manipolabile solo se non ne siamo consapevoli.
Quello che importa è mantenere il metodo scientifico e non lasciarsi ingannare dalle facili soluzioni apparenti della scienza-religione, che sia essa "ufficiale" o "alternativa".
Prendere una posizione netta in questo campo polarizza la battaglia creando molte "casualties" da ambo le parti.
Non sarebbe forse il momento di abbandonare gli "ismi" e le posizioni assolute e vedere cosa c'è di buono da una parte e dall'altra?
Molta gente lo sta già facendo e io mi unisco a questa terza forza invitando ciascuno a trovare uno spazio dentro di sè per continuare a credere per utilizzare la forza motivazionale di tale meccanismo cognitivo, ma ricordandosi sempre il prezzo che comporta il credere eccessivamente.
Per cui, forza e coraggio. Tutti a pensare e credere, consapevolmente e relativisticamente!
domingo, 9 de marzo de 2014
... e l'Energia [ITA]
Spesso le persone si sentono a disagio quando si parla di “energía” in ambito terapeutico. Questo deriva dal fatto che per molto tempo quello che veniva all'attenzione del pubblico é stata la "perversione" del concetto di energia per responsabilità di alcune figure oscure che si presentavano come maghi o guru, conferendo alla parola un aspetto mistico e misterioso. Con la nascita della fisica quantistica e il superamento dei confini della fisica classica, stiamo cominciando a renderci conto che il nostro universo "fisico" non è altro che energia sotto forma di differenti stati di vibrazione. Tutto è composto da "qualcosa", che siano molecole, atomi, particelle subatomiche, anche quello che si pensava fosse il "vuoto" dello spazio tra i pianeti, le stelle, le galassie, è in realtà pieno di di particelle, campi energetici, radiazioni: in sostanza tiene una energia che in parte è conosciuta e compresa, in parte ancora in fase di scoperta. Detto questo a livello pratico alcune persone hanno cominciato a pensare: se tutto è energia, come possiamo utilizzare questo concetto nel campo della salute?
Le scienze cominciarono a sviluppare differenti discipline come la chimica e la fisica, che stanno alla base della pratica medica. In psicologlia e nelle terapie alternative moderne si cominciò a pensare all'energia come "informazione".
Per cui quanto parliamo di campi elettromagnetici generati dai nostri organi, i chackra o l'energia universale, parliamo della stessa cosa: fonti di informazione.
Ricordiamo che la medicina tradizionale ha individuato tre grandi campi elettromagnetici nel corpo giusto in tre posizioni dei chackra della cultura ayurveda e orientale. Questi sono generati dall'attività bioelettrica del cervello, del cuore e dell'intestino, tutte e tre zone riccamente innervate da neuroni.
Il concetto dell'Universo come energia già è una eredità di culture del passato. La Medicina Tradizionale Cinese basa su questo concetto il suo diagnostico clinico.
Il problema fondamentale per cui questo genere di concetto viene visto male o comunque non viene utilizzato nelle scienze occidentali nasce da una mancanza di "traduzione" nel "nostro linguaggio" di questi concetti. Per questo motivo non ci rendiamo conto che per quanto rispondano a nomi diversi dai nostri, sono in realtà molto vicini alle tradizioni scientifiche ufficiali.
Per cui se parliamo del chackra del cuore come il punto di incontro di cielo e terra, energia e materia, pensieri e emozioni, è la stessa cosa che se diciamo nel senso comune quando pensiamo che il nostro cuore è l'origine dei sentimenti, o in psicofisiologia quando notiamo che ogni emozioni implica notevolmente il nostro cuore, o quando consideriamo nella medicina tradizionale che il cuore possiede dei suoi neuroni specifici che creano connessioni a livello nervoso con differenti stati della nostra attivazione fisiologica. E' tempo di dimenticarsi delle nostre differenze e di gettare un ponte tra la psicologia tradizionale, la psicologia energetica e le tecniche di equilibrio e guarigione energetica affinché la gente si renda conto che dietro a molte incomprensioni stanno rigide leggi di mercato e di protezione di potere personale/economico, di clienti, di investimenti in ricerca etc...
Per quanto in effetti questi interessi più "materiali" siano importanti perché espressione di una necessità di sopravvivenza animale che ci spinge a cercare il potere e mantenerlo, allo stesso tempo allontana i terapeuti (tradizionali e alternativi) da una visione globale, olistica e integrale della persona.
In questa ottica è necessario tornare a tenere in considerazione la parte spirituale dell'essere umano, quella parte di noi che soddisfa il nostro desiderio di eternità, la nostra creatività e la nostra volontà di affrontare le sfide della vita perché è la manistezione del nostro mondo simbolico interno que ha lo stesso diritto del nostro mondo razionale di "parlarci" e apportare informazione (o "energia") alla nostra vita.
Dopotutto se escludessimo il nostro mondo spirituale è come se guardando un'isola non percepissimo il mare. Non vedremmo i limiti del nostro pensare e ci chiuderemmo in un assolutismo pericoloso. Anche perché un isolano che non vede il mare, esclude a priori una grandissima risorsa come la pesca e si troverebbe a nutrirsi di noci di cocco per tutta la vita.
Il mio obiettivo in tutto questo è di creare una visione tanto ampia di questi concetti che alla fine non sarà più necessario proteggere ciascuno il proprio ambito professionale, perchè tutti avranno la stessa importanza in un lavoro che tutti finalmente concepiremmo come "sistemico", interdisciplinare.
Questo compito non può essere "mio" o "tuo". Si tratta di un compito di tutti. Io cercherò di fare la mia parte.
D'altro canto si tratta di un obbligo che tutti dovrebbero assumersi, quello di mantenere una mente aperta, di coltivare dentro di noi un suolo fertile per vari stimoli e pensieri, perché chiunque ci dica "QUESTA è LA soluzione" puntando a una sola cosa, o ci sta mentendo o per lo meno sta generalizzando molto.
Se nel caso che ci stesse mentendo il suo interesse non è "risolvere" un problema se non "guadagnarsi il pane" approfittandosi della situazione, nel secondo sicuramente avrà una parte di ragione proponendo la sua specifica soluzione e noi gli crederemmo, ma la sua incapacità di ampliare la visione del suo agire non gli permetterá di affrontare propriamente le cause del problema.
Qualunque disturbo o problema che abbiamo è "multicasuale", ossia ha più "con-cause" che lo producono, per cui solo un lavoro olistico, ossia a 360 gradi può risolverlo.
Per questo motivo un professionista onesto ci dirà che "LE soluzioni sono MULTIPLE" e lui stesso fornirà differenti livelli di intervento e ci consiglierà altri professionisti che completino il suo lavoro.
In conclusione: la cultura dell'"Energia-Fonte di informazione" è abbastanza ampia per permetterci di aprire la nostra visione del mondo per percepire i differenti piani su sui si manifesta un problema. Come ci dice Watzlawick, "non è possibile non comunicare", per cui attraverso il concetto di "energia" che raccoglie anche sistemi alternativi di lavoro terapeutico, "non è possibile non trarre e inviare informazione" e quindi "non è possible non trarre o non inviare energia".
Viviamo immersi nell'Energia perchè viviamo immersi nell'Informazione, e ne facciamo parte alterando sistemi e universi interi semplicemente con la presenza. Solo quando prendiamo coscienza di questo possiamo conoscere la nostra realtà e affrontarla con strumenti appropriati.
Siamo esseri attivi che cambiamo e creiamo il nostro universo esperienziale. Dobbiamo solo prendere coscienza del nostro potere, di quello che possiamo apportare al mondo, della energia/informazione che percepiamo e generiamo.
Anche noi siamo parte di questa energia, non solo con le nostre azioni, ma anche con la semplice capacità di percepire l'iformazione, creiamo un cambio in tutto.
Energia è solo una grande parola che nasconde una filosofia di apertura assoluta. Si può prendere come metafora, come realtà ontologicamente certa, come concetto, ma quello che importa è che sia la chiave per il nostro sistema cognitivo, per sbloccare i limiti (auto)imposti della nostra conoscenza e prendere parte attivamente alla vita dell'organismo-umanità di cui siamo parte e riflesso.
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miércoles, 5 de marzo de 2014
Blog news [ESP][ITA][ENG]
[ESP]
Una temporada de cambios en mi vida, en la vida de la consulta y en mis redes sociales.
La nueva nueva web totalmente traducida y lista para el trabajo internacional en tres idiomas, punto fuerte de las terapias y la formación de Csélion, la nueva consulta de Milán en abril o septiembre, el proyecto Ibiza para la temporada de verano en stand by, y un nuevo nombre para el blog de la consulta.
Empezando su vida en Madrid, después de haber cerrado en Italia como simple psicólogo clínico, había dado al blog un nombre español, una concepto, lo del niño fantasioso, que en ese momento coincidía con el espíritu de la novedad de muchas terapias, con el descubrimiento continuo de nuevas teorías y practicas terapéuticas. Ese niño quedará siempre, pero es el momento de cambiar de cara y proponer la próxima evolución.
Por eso el blog tomará el nombre de mi logo, para que pueda encajar de manera mas neutra con los diferentes idiomas con los que escribiré y las diferentes culturas que van a entrar en contacto, eso espero, con mis pensamientos.
Disfrutar!
/
[ITA]
Un periodo di cambiamenti nella mia vita, nella vita del mio studio professionale, e delle mie reti sociali.
Il nuovo sito web integralmente tradotto in tre lingue, punto forte delle terapie e della formazione di Csélion, il nuovo studio di Milano aperto ad aprile o settembre, il progetto di Ibiza per la stagione estiva in stand by e un nuovo nome per ilblog del mio studio.
Csélion iniziò a Madrid, dopo aver chiuso il mio studio in Italia come semplice psicologo clinico, per questo il blog aveva ricevuto un nome spagnolo, un concetto, quello del "niño fantasioso", che in quel momento coincideva con lo spirito della novità di molte terapie, con la scoperta continua di nuove teorie e pratiche terapeutiche. Questo "niño" ci sarà sempre, però é giunto il momento di cambiare facciata e proporre la successiva evoluzione.
Per questo il blog prenderà il nome del mio logo, perché possa adattarsi in maniera neutra con le differenti lingue che utilizzerò e con le differenti culture che entreranno in contatto, spero, con il mio pensiero.
Buona lettura!
/
[ENG]
A time of changes in my life, my work, and my social networks.
My new web site totally translated in three languages, one of the strong points of Csélion's therapies and formation, my new clinic in Milan, opening in march or september, the Ibiza project for summer season on stand by, and a new name for my blog.
Csélion began its life in Madrid after closing my italian clinic as simple clinical psychologist, that's why my blog received a spanish name, an idea, the "niño fantasioso" one, that at that moment shared the same spirit of innovation of many new therapeutic "tools", with the continuous discovery of new theories and therapeutic possibilities. This "niño" will always be there, but time has come to change the public face and bring to the public the next evolution.
That's why this blog will take name of my registered trademark, to adapt with a neutral interface with differents languages I'll use to write, and with the different cultures that, I hope, will be get in contacct with my thoughts.
Enjoy!
Una temporada de cambios en mi vida, en la vida de la consulta y en mis redes sociales.
La nueva nueva web totalmente traducida y lista para el trabajo internacional en tres idiomas, punto fuerte de las terapias y la formación de Csélion, la nueva consulta de Milán en abril o septiembre, el proyecto Ibiza para la temporada de verano en stand by, y un nuevo nombre para el blog de la consulta.
Empezando su vida en Madrid, después de haber cerrado en Italia como simple psicólogo clínico, había dado al blog un nombre español, una concepto, lo del niño fantasioso, que en ese momento coincidía con el espíritu de la novedad de muchas terapias, con el descubrimiento continuo de nuevas teorías y practicas terapéuticas. Ese niño quedará siempre, pero es el momento de cambiar de cara y proponer la próxima evolución.
Por eso el blog tomará el nombre de mi logo, para que pueda encajar de manera mas neutra con los diferentes idiomas con los que escribiré y las diferentes culturas que van a entrar en contacto, eso espero, con mis pensamientos.
Disfrutar!
/
[ITA]
Un periodo di cambiamenti nella mia vita, nella vita del mio studio professionale, e delle mie reti sociali.
Il nuovo sito web integralmente tradotto in tre lingue, punto forte delle terapie e della formazione di Csélion, il nuovo studio di Milano aperto ad aprile o settembre, il progetto di Ibiza per la stagione estiva in stand by e un nuovo nome per ilblog del mio studio.
Csélion iniziò a Madrid, dopo aver chiuso il mio studio in Italia come semplice psicologo clinico, per questo il blog aveva ricevuto un nome spagnolo, un concetto, quello del "niño fantasioso", che in quel momento coincideva con lo spirito della novità di molte terapie, con la scoperta continua di nuove teorie e pratiche terapeutiche. Questo "niño" ci sarà sempre, però é giunto il momento di cambiare facciata e proporre la successiva evoluzione.
Per questo il blog prenderà il nome del mio logo, perché possa adattarsi in maniera neutra con le differenti lingue che utilizzerò e con le differenti culture che entreranno in contatto, spero, con il mio pensiero.
Buona lettura!
/
[ENG]
A time of changes in my life, my work, and my social networks.
My new web site totally translated in three languages, one of the strong points of Csélion's therapies and formation, my new clinic in Milan, opening in march or september, the Ibiza project for summer season on stand by, and a new name for my blog.
Csélion began its life in Madrid after closing my italian clinic as simple clinical psychologist, that's why my blog received a spanish name, an idea, the "niño fantasioso" one, that at that moment shared the same spirit of innovation of many new therapeutic "tools", with the continuous discovery of new theories and therapeutic possibilities. This "niño" will always be there, but time has come to change the public face and bring to the public the next evolution.
That's why this blog will take name of my registered trademark, to adapt with a neutral interface with differents languages I'll use to write, and with the different cultures that, I hope, will be get in contacct with my thoughts.
Enjoy!
viernes, 21 de febrero de 2014
... e Csélion
Chi o cosa è Csélion? Il cliente che viene a terapia o chi per la prima volta si avvicina alla mia pagina web o riceve il mio biglietto da visita mi chiede di cosa si tratta. E' una pittura preistorica rubata da qualche caverna? Un Crop Circle in un campo di grano? Un simbolo esoterico di qualche strana setta che prevede la fine del mondo ogni 5 anni? Niente di tutto questo in realtà...
Csélion è il mio logo e il mio marchio registrato. Come Zorro segnava con la sua "Z" i nemici che sconfiggeva, così Csélion è il simbolo che voglio lanciare nel mondo per comunicare un concetto semplice e personale, attraverso il potere simbolico delle immagini.
A parte questo, mi diverte pensare a questo simbolo come un piccolo Golem, un homunculus di quelli usati degli alchimisti per aiutarli nella loro ricerca della saggezza e della verità universale. Molti piccoli frammenti di teorie, concetti, simboli, uniti assieme dall'intenzione di creare qualcosa di più della loro semplice somma.
A livello "pratico" Csélion è semplicemente un disegno su un foglio bianco, fatto con una penna blu più di un anno fa, che descrive simbolicamente il mio modo di vedere il processo di crescita personale e pertanto il processo della terapia: Cambiare, Guarire ed Evolvere.
Si comincia con un Cambiamento, un cammino con curve e ostacoli che possono sfidare l'avventuriero più preparato. Il cambiamento è parte della nsotra vita. L'immobilità, la stabilità è un'illusione di chi non vuole crescere, e si rassegna alla comodità effimera di una vita sempre uguale, salvo poi un giorno accorgersi che quello che gli hanno insegnato sin da bambino non era propriamente esatto e trovarsi improvvisamente come un estraneo a sé stesso guardandosi allo specchio.
Se viviamo questo flusso continuo di cambiamenti in maniera inconsapevole, ci faremo del male e continueremo la nostra vita sanguinando, soffrendo, ma senza sapere perché. Tutti ci facciamo male, è la natura della nostra esistenza, vulnerabile e mortale, però chi è cosciente del cambiamento, quando si fa male, si mette un cerotto e cresce apprendendo dall'esperienza.
Una volta appreso a vivere il cambiamento, con la nostra ferita, passiamo alla fase di Guarigione, dove ci mettiamo il metaforico cerotto. Se infatti continuassimo sanguinando, il dolore delle ferite non ci permetterebbe di ritrovare la serenità per passare al livello successivo.
Il dolore é come una spia luminosa nel complesso pannello di controllo di un aereo. Se non sappiamo capire di che si tratta, la spia luminosa e il segnale acustico annesso ci fanno perdere la ragione e la torre di controllo non ci permette di partire. E se per caso volessimo prendere comunque il volo, dovremmo prima o poi subire la conseguenza della mancata riparazione che, in aria, può avere effetti decisamente più negativi che se l'avessimo riparata a terra.
Per questo a metà di Csélion c'è una bilancia tra il passato alla sinistra e il futuro alla destra, concetti della terapia regressiva, che simboleggia la presa di coscienza delle nostre ferite e l'atto di curarci attraverso l'apprendimento dall'esperienza.
Alla fine del simbolo, nella parte superiore, un sole brillante, che con braccia aperte ci dice "Complimenti, hai fatto un passo in avanti nella tua Evoluzione!".
Una medaglia, un sorriso, e di nuovo in strada per continuare con la nostra avventura!
Già non siamo più quello che eravamo prima. Ogni momendi di difficoltà ci è stato utile per assumere una nuova forma.
Questa forma non ha ragione d'essere migliroe o peggiore della precedente. L'evoluzione si sbaglia a volte e ha bisogno di molti passi per arrivare a un buon punto.
La vita come le terapie ha bisogno di impegno e di porsi obiettivi chiari, ma al tempo stesso di viverla senza troppi pensieri, così come viene.
Non c'è da preoccuparsi, anche se l'evoluzione ci porta temporanemente indietro su certi aspetti per risolverne altri...
Perché alla fine, la cosa più bella di ogni evolzione, è che migliore o peggiore che sia, dopo c'é sempre un nuovo cambiamento... :)
Csélion è il mio logo e il mio marchio registrato. Come Zorro segnava con la sua "Z" i nemici che sconfiggeva, così Csélion è il simbolo che voglio lanciare nel mondo per comunicare un concetto semplice e personale, attraverso il potere simbolico delle immagini.A parte questo, mi diverte pensare a questo simbolo come un piccolo Golem, un homunculus di quelli usati degli alchimisti per aiutarli nella loro ricerca della saggezza e della verità universale. Molti piccoli frammenti di teorie, concetti, simboli, uniti assieme dall'intenzione di creare qualcosa di più della loro semplice somma.
A livello "pratico" Csélion è semplicemente un disegno su un foglio bianco, fatto con una penna blu più di un anno fa, che descrive simbolicamente il mio modo di vedere il processo di crescita personale e pertanto il processo della terapia: Cambiare, Guarire ed Evolvere.
Si comincia con un Cambiamento, un cammino con curve e ostacoli che possono sfidare l'avventuriero più preparato. Il cambiamento è parte della nsotra vita. L'immobilità, la stabilità è un'illusione di chi non vuole crescere, e si rassegna alla comodità effimera di una vita sempre uguale, salvo poi un giorno accorgersi che quello che gli hanno insegnato sin da bambino non era propriamente esatto e trovarsi improvvisamente come un estraneo a sé stesso guardandosi allo specchio.
Se viviamo questo flusso continuo di cambiamenti in maniera inconsapevole, ci faremo del male e continueremo la nostra vita sanguinando, soffrendo, ma senza sapere perché. Tutti ci facciamo male, è la natura della nostra esistenza, vulnerabile e mortale, però chi è cosciente del cambiamento, quando si fa male, si mette un cerotto e cresce apprendendo dall'esperienza.
Una volta appreso a vivere il cambiamento, con la nostra ferita, passiamo alla fase di Guarigione, dove ci mettiamo il metaforico cerotto. Se infatti continuassimo sanguinando, il dolore delle ferite non ci permetterebbe di ritrovare la serenità per passare al livello successivo.
Il dolore é come una spia luminosa nel complesso pannello di controllo di un aereo. Se non sappiamo capire di che si tratta, la spia luminosa e il segnale acustico annesso ci fanno perdere la ragione e la torre di controllo non ci permette di partire. E se per caso volessimo prendere comunque il volo, dovremmo prima o poi subire la conseguenza della mancata riparazione che, in aria, può avere effetti decisamente più negativi che se l'avessimo riparata a terra.
Per questo a metà di Csélion c'è una bilancia tra il passato alla sinistra e il futuro alla destra, concetti della terapia regressiva, che simboleggia la presa di coscienza delle nostre ferite e l'atto di curarci attraverso l'apprendimento dall'esperienza.
Alla fine del simbolo, nella parte superiore, un sole brillante, che con braccia aperte ci dice "Complimenti, hai fatto un passo in avanti nella tua Evoluzione!".
Una medaglia, un sorriso, e di nuovo in strada per continuare con la nostra avventura!
Già non siamo più quello che eravamo prima. Ogni momendi di difficoltà ci è stato utile per assumere una nuova forma.
Questa forma non ha ragione d'essere migliroe o peggiore della precedente. L'evoluzione si sbaglia a volte e ha bisogno di molti passi per arrivare a un buon punto.
La vita come le terapie ha bisogno di impegno e di porsi obiettivi chiari, ma al tempo stesso di viverla senza troppi pensieri, così come viene.
Non c'è da preoccuparsi, anche se l'evoluzione ci porta temporanemente indietro su certi aspetti per risolverne altri...
Perché alla fine, la cosa più bella di ogni evolzione, è che migliore o peggiore che sia, dopo c'é sempre un nuovo cambiamento... :)
miércoles, 5 de febrero de 2014
... e il bambino fantasioso
Da quando ero piccolo ho sempre avuto il desiderio di essere un grande scrittore. Amavo la fantascienza e il mio autore preferito era Asimov!
Tutti questi robot que avevano un cuore e dei sentimenti più sottili e delicati dei suoi stessi creatori "umani", allontanati da un mondo che non capisce la diversità e la disprezza chiamandola difetto, imperfezione o follia, vittime e al tempo stesso maestri tormentati di una "normalità" diversa dalla statistica.
Inoltre Asimov non era solo uno scrittore, era un fisico famoso che aveva trovato nella scrittura un modo di cambiare il mondo, o almeno l'infanzia di un bambino fantasioso come me.
Tutti questi robot que avevano un cuore e dei sentimenti più sottili e delicati dei suoi stessi creatori "umani", allontanati da un mondo che non capisce la diversità e la disprezza chiamandola difetto, imperfezione o follia, vittime e al tempo stesso maestri tormentati di una "normalità" diversa dalla statistica.
Inoltre Asimov non era solo uno scrittore, era un fisico famoso che aveva trovato nella scrittura un modo di cambiare il mondo, o almeno l'infanzia di un bambino fantasioso come me.
Figlio di una mente avida e curiosa, in cerca di stimoli e di fuga dalla routine, sognavo di scrivere libri e racconti que toccassero il cuore delle persone, trasportandole in luoghi e situazioni che questa realtà di tutti i giorni non ci permette di vedere.
Con il tempo crebbi, e la fantasia, nocchero della mia vita, mi portò effettivamente un po' lontano da quello che avevo sognato. Studiai al Classico (Latino e Greco i miei antichi arcinemici...), psicologia, e molto di più adesso a Madrid, però fin dal principio vedi delinearsi l'avversiario che mi sarei trovato ad affrontare con il tempo: i "tecnicismi strumentali".
Per "tecnicismi strumentali" mi riferisco a tutti quei linguaggi scientifici, nati per la piú che legittima l'esigenza di creare nuovi ambiti della "ragione", che con il tempo hanno assunto una seconda funzione: quella di creare una barriera comunicativa tra l'"esperto" e il "popolo" (volutamente in negativo per il disprezzo che sento in questa brutta abitudine) per creare dipendenza, sudditanza e una sorta di magicismo scientifico dove alcuni "sanno", tutti gli altri "no".
Le parole che io amavo come fonte di libertà e mezzi di trasporto metaforici verso l'infinto potenziale dell'essere umano, nascosto nella grandiosa versatilità di mente e cuore, che si trasformano in oscure e pesanti catente che allontanano le persone dai mondi preziosi della saggezza, creando "padroni" e "schiavi"
Le parole che io amavo come fonte di libertà e mezzi di trasporto metaforici verso l'infinto potenziale dell'essere umano, nascosto nella grandiosa versatilità di mente e cuore, che si trasformano in oscure e pesanti catente che allontanano le persone dai mondi preziosi della saggezza, creando "padroni" e "schiavi"
E attorno a questo grande potere infiniti sciami di opportunisti si gettano ogni giorno attraverso la stampa divulgativa, sfruttando le briciole cadute dalle "tavole alte" per creare versioni edulcorate, stanche, incomplete, ma appetitose di quelle verità scientifiche dicendo tutto e il contrario di tutto. A volte a dire il vero si avvicinano più loro dei grandi esperti, perché il senso comune a volte contiene saggezze che l'eccessivo cervelloticismo sfinisce quando cerca di creare chimere alimentate dalla necessità di ottenere fondi. Sono aiutati anche dalla legge dei grandi numeri, ossia che statisticamente se scrivi tutto e il contrario di tutto, prima o poi ci azzecchi.
Si crea quindi un mondo scientifico "puro" e uno "di massa", dove il primo vive di mode, investimenti, e grandi personaggi che per il nome (e ovviamente a volte anche per meriti) accentrano tutto nelle loro mani lasciando poco a nuove visioni e differenti voci.
Dall'altra parte, nel mondo delle scienze cosiddette alternative, personaggi non ben definiti si trovano nella libertá di raccontare ogni cosa perché protetti da un silente accordo con il "nemico". Le scienze ufficiali continuano chiuse nel loro mondo protette dallo status quo, e le scienze alternative non trovano nel rigore scientifico quei fondamenti che potrebbero far rientrare anche loro nello status quo, e sopravvivono come possono dando peró adito a chiunque di dire quello che vuole o di accontentarsi di spiegazioni pseudo-esoteriche di eventi che in realtá sarebbero perfettamente spiegabili.
E il tutto alle spalle della societá, che in questo a volte macabro balletto, a volte guerra di interessi, vive in uno stato di dipendenza inconsapevole.
Questa inconsapevolezza porta le persone a non sapere come fare per stare bene, se non oscillando nelle opinioni di scienze più o meno esatte, che danno soluzioni parziali o non hanno abbastanza voce per farsi sentire.
Si crea quindi un mondo scientifico "puro" e uno "di massa", dove il primo vive di mode, investimenti, e grandi personaggi che per il nome (e ovviamente a volte anche per meriti) accentrano tutto nelle loro mani lasciando poco a nuove visioni e differenti voci.
Dall'altra parte, nel mondo delle scienze cosiddette alternative, personaggi non ben definiti si trovano nella libertá di raccontare ogni cosa perché protetti da un silente accordo con il "nemico". Le scienze ufficiali continuano chiuse nel loro mondo protette dallo status quo, e le scienze alternative non trovano nel rigore scientifico quei fondamenti che potrebbero far rientrare anche loro nello status quo, e sopravvivono come possono dando peró adito a chiunque di dire quello che vuole o di accontentarsi di spiegazioni pseudo-esoteriche di eventi che in realtá sarebbero perfettamente spiegabili.
E il tutto alle spalle della societá, che in questo a volte macabro balletto, a volte guerra di interessi, vive in uno stato di dipendenza inconsapevole.
Questa inconsapevolezza porta le persone a non sapere come fare per stare bene, se non oscillando nelle opinioni di scienze più o meno esatte, che danno soluzioni parziali o non hanno abbastanza voce per farsi sentire.
Trovandomi nel mezzo di questi due mondi, dove le parole vengono utilizzate per dire ogni cosa, imparai ad apprendere dalle persone, dalle evidenze, dai risultati invece che dalle mie amate alleate di un tempo, e decisi, lontano dal mio sogno di fare lo scrittore, di concentrare i miei sforzi per combattere il "lato oscuro" delle "parole".
Il mio obiettivo: creare un ponte tra i due mondi, per chi volesse mettersi nella scomoda posizione di vivere nel mezzo, con la speranza che presto in sufficiente buona compagnia, si possa lavorare in armonia per la salute e il benessere senza essere né chiusi scientifici ufficiali, né carismatici guru.
E´ il momento di creare una nuova figura professionale, olistica nel senso reale del termine: a 360 gradi.
Per fare questo, a parte portare avanti il mio lavoro lottando per mantenere terapie di psicologia classica, con metodi energetici o di psicologia energetica non tradizionale, manterró questo blog con testi che spieghino certi concetti delle filosofie alternative, in modo convenzionale,attraverso la limitata e ovviamente parziale lente della mia esperienza e quindi senza pretese.
Sono una voce nel vento, ma sono giá in buona compagnia, per cui, senza deliri del salvatore e consapevole di fare parte di un movimento di risveglio di coscienze che si espande ogni giono di piú indipendentemente da me, voglio fare la mia parte.
Il mio obiettivo: creare un ponte tra i due mondi, per chi volesse mettersi nella scomoda posizione di vivere nel mezzo, con la speranza che presto in sufficiente buona compagnia, si possa lavorare in armonia per la salute e il benessere senza essere né chiusi scientifici ufficiali, né carismatici guru.
E´ il momento di creare una nuova figura professionale, olistica nel senso reale del termine: a 360 gradi.
Per fare questo, a parte portare avanti il mio lavoro lottando per mantenere terapie di psicologia classica, con metodi energetici o di psicologia energetica non tradizionale, manterró questo blog con testi che spieghino certi concetti delle filosofie alternative, in modo convenzionale,attraverso la limitata e ovviamente parziale lente della mia esperienza e quindi senza pretese.
Sono una voce nel vento, ma sono giá in buona compagnia, per cui, senza deliri del salvatore e consapevole di fare parte di un movimento di risveglio di coscienze che si espande ogni giono di piú indipendentemente da me, voglio fare la mia parte.
Per questo ho creato il blog del "bambino fantasioso". Non un nome accattivante, o un marketing spietato per voncere la passione di lettori, solo la semplicitá di un concetto intuitivo e conosciuto a tutti. Tutti noi infatti siamo stati bambini fantasiosi, aperti e curiosi, con in mano la chiave dell'evoluzione, il pensiero magico, ossia la sensazione di fare parte di questo mondo in maniera "laterale". La magia che pensavamo da piccoli é ció che spinge gli essere umani a superare i propri limiti, una forma di energia infinita che, se canalizzata bene, permette di fare miracoli.
La fantasia non é un giocattolo infantile da lasciare nell'armadio dei ricordi come bravi adulti razionali, é la curiositá e l'apertura all'infinito che, se applicata alla nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro, negli hobby, nelle nostre relazioni, é la vera forza che ci muove, che ci apre al cambiamento e a una vita sana e positiva.
Il cambio di mentalitá che sta giá accadendo non é cosí complesso come si puó credere. Ho conosciuto molte persone che combattono la mia stessa battaglia e non sono tanto diverse da te stai leggendo questo testo. Sono persone che si sono stufate di essere plasmate dall'esterno e che hanno compreso che la consapevolezza di sé stessi e del proprio ruolo all'interno del mondo é l'unico modo per vivere intensamente la propria vita.
Il mondo é nostro. E´ tempo di reclamarlo! :)
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